Il Giudice Tutelare del Tribunale di Vercelli, con provvedimento dello scorso 16 ottobre, ha respinto il ricorso volto ad ottenere la nomina di un amministratore di sostegno in favore di una ultranovantenne non affetta da particolari patologie psichiche ma con soli deficit visivi ed uditivi.
Nel corso del giudizio, all’esisto della CTU, e sulla base di quanto affermato anche dal medico curante della donna, l’anziana era risultata ben orientata nel tempo e nello spazio avendo dimostrato di saper gestire il proprio potere di acquisto e le proprie finanze in modo adeguato.
Le uniche necessità sono risultate essere quelle di essere accompagnata per il ritiro della pensione, pagamenti vari e acquisti.
La donna era seguita, inoltre, da un servizio di assistenza domiciliare quotidiano che la aiutava nel disbrigo di pratiche personali, oltre che nella cura della casa, quali lavori domestici più pesanti.
Secondo il Giudice, quindi, non ogni fragilità del soggetto conduce alla nomina di un amministratore di sostegno, ma occorre che tale vulnerabilità provochi un ostacolo nell’esercizio dei diritti o precluda vantaggi e utilità.
“Se è vero infatti che lo Stato deve rimuovere gli ostacoli che, limitando di fatto l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana, con ciò accordando un diritto, è altresì vero che lo stesso Stato deve costantemente richiedere l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà sociale di cui all’art. 2 della Costituzione”.
Questi doveri sono posti in primo luogo a carico dei soggetti che siano vicini a chi si trovi in situazione di bisogno: lo Stato, infatti, non può di certo prefiggersi l’obiettivo, del tutto irrealistico, che ogni suo singolo consociato abbia la possibilità di provvedere ai propri interessi del tutto autonomamente, e senza l’aiuto del prossimo.
In conclusione, secondo il giudice tutelare di Vercelli, non si vede il motivo per il quale alcuni soggetti, solo perché affetti da patologie, anche invalidanti, che inibiscano loro di provvedere autonomamente ai propri interessi, debbano necessariamente essere assistiti da un soggetto di nomina giudiziale, se sono concretamente in grado di esercitare con pienezza i loro diritti avvalendosi dell’aiuto da parte di terzi.
In questi casi, sarebbe iniqua, e soprattutto superflua, la privazione, seppur parziale, della capacità di agire della persona.
Del resto, come già efficacemente evidenziato dal decreto del 03.11.2014 del Giudice Tutelare di Milano, “la necessità di un amministratore di sostegno sempre e in ciascuna situazione di bisogno comporta una necessaria istituzionalizzazione di ogni figura di assistente e tradisce la lettera e lo spirito della legge”.